brunel collection

Non è un omaggio ma neanche un dileggio ricordare a tutti noi le dichiarazioni di Brunel nei post partita di questo 2013, un altro anno discontinuo, di rendimenti altalenanti, di trionfi immediatamente rotti da tonfi. Prima la parentesi in chiaro e scuro del Sei Nazioni dove la vittoria con i verdi d’Irlanda sembrava aver riscattato ogni cosa, poi il tour catastrofico in Sudafrica ed ora questi test match invernali, iniziati nel peggiore dei modi, che ci accingiamo a sedare con una potenziale e possibile vittoria con la dodicesima del ranking,  Fiji, e con la disastrata Argentina di questi tempi.

Dova va la Nazionale? Come si muove il nostro super coccolato rugby di vertice? Dopo due anni di Jacques Brunel è il momento di un bilancio?

Brunel ci è venuto incontro fin dal primo giorno chiedendo a se stesso ed alla Nazionale un “equilibrio” nel gioco e, si pensa, nei risultati; quello che si vede ad oggi è una anomala, infruttuosa discontinuità. Brunel ha dato il massimo ed è innegabile che la Nazionale sotto il profilo del gioco e dell’appeal sia cresciuta in maniera importante ma dire che c’è stato un poderoso salto di qualità rispetto ai risultati di Mallett non è ancora possibile farlo. Cosa ci manca? Una consapevolezza potrebbe già esserci, ovvero che Brunel è l’uomo giusto per tirare fuori il meglio ma deve osare davvero tanto, forse di più rispetto a quanto fatto fino ad ora.