Catania – Scorcio dal Castello Ursino

Il prossimo appuntamento è Cremona, tappa lombarda del tour della Nazionale. I soliti maligni da bar, chiedendosi perchè la Nazionale ha dovuto sostare in una città dove il rugby non è proprio in testa alle preferenze locali, hanno detto che era lo stadio disponibile più vicino a Calvisano che il Presidente, si sa, non è proprio di Portopalo di Capo Passero.

E’ lo stesso Presidente Gavazzi che, in una recente dichiarazione sulla prossima ubicazione dei Mondiali Juniores affidati all’Italia per il 2015, ha detto che un evento come quello “ha una ricaduta certamente positiva per lo sviluppo del movimento nel territorio”, ed in questo senso, lo capiscano i soliti malignotti che pensano che il Presidente non pensi a tutto il movimento ma sia un amico-centrico (ma quando mai), si inserisce anche la destinazione Cremona.  

Rimangono in vista però le continue proteste del pubblico ovale che non vede passare la Nazionale a meno di due o trecento chilometri di distanza quando va bene e per qualcuno lo Stadio più vicino dove è passato Parisse o un suo predecessore è stato anche a sei o settecento chilometri. Proteste equamente distribuite fra nord e sud fra territori che il rugby ce l’hanno nel sangue e quelli che vorrebbero un po’ di promozione del proprio sport.

Negli ultimi dieci anni la Nazionale maggiore  italiana di rugby ha giocato, complice il Sei Nazioni che pare proprio da Roma non si possa schiodare, ben 32 volte nella Capitale e 22 fuori; di queste 22 volte 4 in Piemonte, una in Liguria (Genova nel 2005 con l’Argentina) 3 volte in Lombardia (indimenticabile San Siro 2009 e poi, guarda un po’, Brescia 2012, la quarta sarà Cremona) 3 volte in Toscana, 2 in Friuli (fu però davvero casuale l’arrivo a Udine nel 2009), 2 volte in Veneto (Padova 2008 e Verona 2010), 3 in Emilia Romagna (Reggio Emilia 2008, Modena 2010, Cesena 2011) e 1 volta nelle Marche (Ascoli Piceno 2009), vi ricordate inoltre  Italia vs Giappone a Saint Vincent nel 2007? Persino a Saint Vincent ma da Roma in giù l’Italia chi l’ha vista mai?

Andando a ritroso è Italia vs Romania del novembre del 2000 la partita più a Sud di Roma giocata fino ad oggi, si giocò a Benevento, prima però non era andata meglio e, pensate, l’Italia ha giocato in Sicilia, dove la passione per il rugby è almeno riconosciuta un po’ di più che a Cremona, solo nel 1994, sempre la Romania in quel di Catania.

Dove va la Nazionale allora? Dove si sviluppa il movimento, dove il movimento è forte? Pare di no, in Veneto e Friuli negli ultimi dieci anni la presenza è stata alquanto bassa quando non casuale e comunque è assente dal 2010 e, il Presidente lo ha detto chiaramente e noi non possiamo non credergli, ora che non c’è più tale Tullio Rosolen (!!) quelli del Veneto non sono più capaci nemmeno di organizzare un incontro di Under16 figurati la Nazionale (dolcetto o scherzetto?).

La Nazionale va dove vuole la politica ovale che il resto sono un po’ chiacchiere ma forse il problema vero non è dove va ma il fatto che ci “venga imposto” stia così tanto a Roma. Il nostro movimento deve crescere, non siamo in Francia o in Inghilterra, le opportunità sono quelle che sono ed il problema di una maggiore mobilità della Nazionale esiste.

La difficoltà ad avere la Nazionale al Sud rimane e, considerato la rigidità del Sei Nazioni, è rimandato al 2014 sperando la questione venga presa davvero a cuore; che sia Napoli, Benevento o la Sicilia la Nazionale ha un obbligo morale verso il Sud d’Italia. Ma il Sud d’Italia ha il dovere di “darsi una mossa”, facciamo un esempio: perchè il  Comitato Regionale siciliano non si candida per ospitare lo Junior World Championship del 2015?

One Comment to: DA ROMA IN GIU’ L’ITALIA NON C’E’ PIU’ (E DAL GARDA ALL’ISONZO SONO BRUTTI E CATTIVI)

  1. mah

    novembre 14th, 2013

    Purtroppo, va dove enti pubblici e sponsor sborsano soldi per coprire i costi.
    E’ vero che una volta andavano a Catania, ma ci dovremmo ricordare che li gli enti pubblici complici politici appassionati coprivano al 100% i costi. Ora questi enti essendo tutti sul filo della bancarotta, e non essendoci sul territorio soggetti privati che intervengano, Il problema si fa groooosso molto groooosso. D’altronde basta vedere la parabola delle due società del sud citate. Non ci vuole molto a capire che hanno seguito parallelamente le sorti degli enti pubblici, che in tempi non sospetti elargivano a piene mani. Ricordiamoci, che comunque per avere l’assegnazione, bisogna presentare la candidatura, e avere la copertura delle spese che la Fir ti elenca con le strutture adeguate