Duccio Fumero sul suo inossidabile Rugby1823 ci racconta che esiste la possibilità i mitici London Welsh cambino nome, si assottiglia la loro voglia di essere riconosciuti come i gallesi di Londra in nome della nuova “territorialità”, visto che ora giocano a Oxford.

Dice Duccio:”Già, perché quando l’anno scorso vennero promossi nella Premiership dovettero cambiare stadio e, dunque, sede. Spostandosi nella zona di Oxford, dove sono rimasti anche dopo la retrocessione di pochi mesi fa. Un cambio che… si è tradotto nella difficoltà di legare con il territorio, di far sentire la squadra parte dell’Oxfordshire.”

Perchè la territorialità c’entra moltissimo con lo sport ed in particolare con il rugby, lo sanno bene le Zebre che radicamento a Parma non ne hanno, lo sanno bene alla Benetton Treviso, che metà del loro pubblico viene da fuori Treviso e, pur essendo tutto pubblico veneto,  spesso va a Monigo solo per vedere buon rugby mica per Smith & Co.  Se la Benetton Treviso si chiamasse, ad esempio, “Dogi”……non sarebbe la stessa cosa.

Insomma l’appartenenza conta, ovunque, conta ancora moltissimo nella patria del rugby ed il dilemma dei London Welsh sta li a dimostrarlo.

Eccolo allora un altro tassello contro il “rugby di plastica, contro tutte quelle formule che, per fare crescere l’ovale sul nostro territorio, auspicano franchigie artificiali sparse qua e la, squadre preconfezionate del centro-sud o del centro-nord, costruite a tavolino con la calcolatrice e con la divisione dei giocatori fra i vari team quasi per estrazione a sorte invece che per “appartenenza”. E’ proprio quella appartenenza che può fare più grande il rugby, le Zebre sono state un errore grandissimo da non ripetere, è il territorio che deve parlare di rugby.

Il caso dei London Welsh rappresenta un esempio chiaro, lampante, di come il futuro del nostro sport non possa essere legato ad un fattore solamente sportivo, perchè, come si legge su Rugby1823,  nemmeno gli ottimi risultati che la squadra londinese-gallese sta raccogliendo le procura nuovi adepti; non è nemmeno una questione di risultati ma di identità.  Insomma non si cambia così facilmente club-house!

La strada è ancora lunga e, augurandoci che uno dei marchi storici del rugby inglese trovi la sua soluzione, speriamo anche da noi si ritrovi la strada del territorio e dei club per la crescita dello sport più bello del mondo.