Quattro cartellini gialli e tre mete subite contro una realizzata, la portano a casa così la vittoria contro Reggio le Fiamme Oro, una vittoria meritata ma che dimostra i pesanti limiti, almeno fino a qui, di questa formazione destinata sicuramente a fare la differenza ma, evidentemente, solo alla distanza. Le Fiamme di Presutti si affidano per la vittoria al solito super-miracolo di Benetti che mette il marchio ed è man of the match con la sua regia puntigliosa e mai arrendevole ma soprattutto con un 6/6 al piede che fa venire i brividi ai Diavoli.  Il problema delle Fiamme Oro è quello di voler riporre le armi nel secondo tempo, quello di Reggio è di crederci troppo tardi e di non avere il cecchino inesorabile (Farolini al piede 3/5 non basta).

Il vero match clou dovrebbe giocarsi a Rovigo e così è per attenzione e per la meravigliosa cornice di pubblico che circonda il match fra i Bersaglieri ed i Campioni d’Italia di Mogliano, solo il risultato farà sembrare tutto diverso ma, in verità, il primo tempo è solo un 9-0 per i padroni di casa e la partita per Mogliano si incrina intorno al ventesimo del secondo tempo, dopo il giallo a Costa Repetto. Bergamasco fa un 4/5 al piede e le mete sono entrambe di Ngawini ma c’è tanto spogliatoio dietro la vittoria rossoblù ed a dimostrarlo c’è la preziosa dichiarazione a fine partita di Ngawini:” Ho ricevuto due buoni palloni da giocare per cui è stato molto importante il lavoro degli avanti e il passaggio di Rodriguez che mi ha messo nelle condizioni di fare le mete. Se Bortolussi avesse ricevuto gli stessi palloni sarebbe andato in meta ugualmente.” Queste dichiarazioni la dicono lunga sul lavoro che Frati e De Rossi stanno facendo sul gruppo, un lavoro che va ben oltre fasi statiche, cambi di direzione, sedute atletiche, un lavoro che guarda alla maglia ed alla integrazione con chi la indossa, all’ambiente ed alla voglia di giocare insieme a rugby.

Dopo la parentesi Cavalieri in cui i due coach ora in rossoblù crearono un gruppo di giocatori straordinariamente coeso al punto che tutti insieme riuscirono ad andare in finale scudetto, nonostante la squadra fosse senza stipendio, in contenzioso con la Società e privata dei servizi minimi, queste cose non dovrebbero essere più una sorpresa; invece lo sono eccome perchè raccontano di un rugby più forte di tanti eventi a lui contrari, fatto di passione prima che di ogni altra cosa. Questo rugby merita molta più attenzione del solo tabellino della domenica sera.

Non si vedeva invece da tempo un derby così solidamente passionale in riva al Piave, i primi e gli ultimi venti minuti della partita per il Petrarca sono un vero inferno, gli ultimi cinque poi sono una strage dalla quale i padovani escono vittoriosi ma davvero distrutti. Il San Donà è stato un pizzico superiore nella economia generale della partita ma un paio di scelte presuntuose lo hanno condannato e, soprattutto, ha sempre subito senza capacità di reazione le folate difensive avversarie, capaci di spostare il gioco sempre dieci metri più avanti.

Il petrarchino Marcato al placcaggio su Filippetto.

Fino al 24′ il Petrarca non vede la metà campo avversaria, schiacciato in mischia e impreciso sulle rimesse, davanti ha un San Donà veloce e ben organizzato ma non abbastanza concreto da poter incidere definitivamente sul risultato, dopo tanta sfuriata è solo 6-0 per i biancocelesti. In verità la mischia sandonatese domina quasi tutto il match dimostrandosi una delle più forti di tutto il campionato, il Petrarca riesce a rattoppare la cosa solo nella seconda metà del primo tempo, che infatti finisce 14 -6 per i padovani; nel secondo tempo è tutta mischia San Donà, il giocattolo padovano, già compromesso dalla sfida con Viadana, si incrina pesantemente, ma regge.

Il pacchetto degli avanti biancoceleste è infatti dirompente in mischia chiusa ma assolutamente meno efficace quando si trova a gestire la linea ed è lì che si costruisce il risultato finale negativo. Il secondo tempo sarà lento e poco giocato con qualche folata petrarchina anche se i padovani sono davvero impegnati, fin dalla panchina, ad addormentare il match; la cosa funziona ed i petrarchini se la cavano scatenandosi sui punti di incontro. Ottimo fra quelli in nero Billot, davvero scatenato, buona la prestazione di Marcato, ottimi Mercanti e Middletton, molto buono il timing di Bellini e Favaro. Sul lato biancoceleste piace moltissimo Flynn, poi Iovu, ottimi Mucelli e di gran grinta Filippetto ma i sandonatesi meritano davvero tutti l’applauso trionfale  che regala loro il pubblico a fine partita, sembravano i vincitori e ci è mancato davvero pochissimo ma stiano tutti attenti a quelli del Piave, saranno sempre ospite durissimo. Il Petrarca è concreto e cinico, riesce a vincere un match quasi impossibile in altri tempi dimostrando una forte crescita caratteriale, è in vetta alla classifica ma Moretti non ha tempo per sorridere, questa volta ha funzionato il giochino delle tre carte, per la prossima ce ne vuole uno nuovo.