Il Rugby Rovigo ha aperto una pubblica ricerca per il fotografo ufficiale, cerca  “un appassionato che a titolo volontario abbia voglia di mettersi in gioco con i Bersaglieri”.  Sono di questi giorni le considerazioni,  magari schiette ma non certo garbate, di un vero grande professionista della fotografia sportiva, Daniele Resini, il cui pensiero è espresso su RovigoOggi.it.

Resini prima elenca le difficoltà della professione, divagando fra schiavi e servi cita la giusta condizione che chi lavora sia pagato, la differenza fra il professionista ed il volontario, la creatività e l’improvvisazione e poi, rivolgendosi al Rugby Rovigo, arriva al punto:” Stupisce che nell’epoca in cui, nel pianeta ovale che conta, anche l’ultimo dei club dispone di strutture professionali che si occupano di comunicazione (scritta e per immagini), qui si continui con metodi da ‘evviva il parroco’ (con tutto il rispetto per il parroco) e che la notizia non abbia suscitato quantomeno l’ironia, se non lo sdegno, di blog e agenzie che l’hanno rilanciata. Il rugby italiano dei club non si è mai emancipato anche per questo approccio casereccio e demenziale agli aspetti organizzativi. La comunicazione è un indicatore fondamentale di questo storico ritardo…”

Resini ha indubbiamente ragione, la sua del resto non è solo una difesa della categoria, c’è analisi e c’è anche tutto lo sconforto giustificato e  giusto di categorie preziose che la diffusione e la disponibilità di tecnologia, primi “colpevoli” la digitalizzazione ed il web, hanno posto di fronte alla concorrenza a costo zero del volontariato. A mio avviso nel pezzo di Resini c’è, paradossalmente, qualcosa di più: c’è il solito ballo di un rugby, quello di Eccellenza, che professionistico non è per chi va in campo ma che si vorrebbe fosse tale per chi sta fuori.

Nel mondo ovale dell’Eccellenza, che ricordiamo è tornato recentemente al semi-dilettantismo, i giocatori spesso percepiscono modestissimi rimborsi spese, i dirigenti sono spesso volontari, le Società navigano a vista e lo spazio di comunicazione potenzialmente conquistabile è esiguo. Visto questo scenario l’iniziativa del Rugby Rovigo, così come posta, è comprensibile.

Sicuramente è un abbaglio che “anche l’ultimo dei club dispone di strutture professionali” di comunicazione, così come è vero che in Eccellenza l’approccio organizzativo è spesso approssimativo ma, non sarà sfuggito a Resini, negli ultimi dieci anni il budget delle Società di Eccellenza si è ridotto mediamente del 50%, a qualcuno verrebbe da chiedersi come fa quel Campionato ad esistere ancora e la risposta sta forse  anche nel bando “fotografico” del Rugby Rovigo.

Resini voleva “lo sdegno” del mondo della comunicazione per la notizia rodigina, ecco il mio: lo sdegno per chi dimentica il Campionato italiano preferendo solo altri costosissimi miraggi, sdegno per chi ha affossato la visibilità e la commerciabilità della Eccellenza, sdegno verso chi ha abbandonato il movimento italiano del rugby e/o ha pensato e sta ancora pensando di sostituirsi ad esso con pochi team o strutture delocalizzate. Ecco il mio sdegno.

Risolte le inezie di cui sopra ovvero garantite coperture economiche certe a chi va in campo, dal giocatore al medico, garantite strutture ed infrastrutture di crescita atletica per i rugbisti e di formazione per i formatori,  dovrà poi venir naturale ad una Società di Eccellenza avere solo fotografi professionisti, altrimenti…..sdegno li colga!

One Comment to: ECCELLENTI FOTOGRAFI E VOLONTARIATO “PROFESSIONALE”

  1. william

    ottobre 9th, 2013

    che una società non debba (e non possa) spendere per un fotografo più che per un mediano è palese ma dopo la campagna acquisti faraonica di Rovigo forse un pò più di attenzione al lato immagine e comunicazione ci poteva essere. Magari poi trovano un dilettante che lavora meglio di qualche professionista e hanno ragione loro…