Il dado è tratto, i club anglo-francesi hanno deciso, questo è l’ultimo anno per gli attuali tornei europei di Heineken ed Amlin Cup.

I club inglesi prima e poi i francesi hanno chiesto ad ERC con forza già un anno fa una radicale riforma delle coppe di cui sopra invocando il principio di merito per la partecipazione alle stesse. In pratica, per la massima coppa europea, quella intestata alla nota birra, si chiedeva un taglio fra le squadre del Pro12 e la loro ammissione  solo per qualificazione, oltre ad una nuova distribuzione di diritti tv e prebende varie.

Per comprendere meglio la vicenda fa bene ricordare che la Heineken Cup che partirà il prossimo ottobre sarà composta ancora di 6 gironi da 4 squadre per un totale di 24 di cui 6 inglesi (la metà delle 12 di Aviva Premiership), 7 francesi provenienti dal TOP14 ed 11 del Pro12 (2 italiane, 2 scozzesi, 3 gallesi e le 4 irlandesi). In Amlin Challenge Cup cominceranno la competizione il prossimo mese 20 team:  i 7 francesi del Top14 mancanti, i 6 inglesi, i 4 italiani provenienti dal Campionato di Eccellenza, il team gallese mancante nel conteggio di Heineken, un team rumeno e, quest’anno, una franchigia portoghese al posto di quella spagnola che è stata ritirata dalla federazione iberica per problemi di budget.

Una battaglia comprensibile quella dei club anglo-francesi evidentemente stanchi di mettere in campo forze minori nei piani più alti del rugby per poi far competere le proprie squadre di vertice non ammesse alla Heineken in una Challenge dove oltre la metà dei risultati hanno un sapore imbarazzante tanta è la differenza tecnica con gli altri club. La storiella di andare in Challenge per fare esperienza, cantilena così cara al rugby italiano, non piace per niente, anzi francesi ed inglesi non ci stanno proprio più. Dietro a tutto questo ci sono contratti milionari di diritti tv ed altre opzioni commerciali che Inghilterra e Francia si sono costruite e che chiedono spazi “adeguati”.

Ieri la rottura fra i club anglo-francesi ed ERC, il comunicato stampa ha il marchio inglese e recita :” nonostante numerosi incontri nel corso dell’ultimo anno, l’ultimo in maggio, le discussioni non hanno dato risultato ed i negoziati per un nuovo accordo sono finiti. I club inglesi e francesi hanno proposto la formazione di due nuove competizioni ognuna di 20 quadre, basate sui principi della qualificazione e del merito in ogni lega, includendo squadre da tutte e sei i paesi coinvolti”. Addio Heineken Cup ed Amlin Cup, secondo quel comunicato la prossima è l’ultima edizione.

Gli inglesi hanno quindi proposto che siano 40 i team coinvolti nei due tornei europei invece di 44, tutti provenienti dal giro del Sei Nazioni: si presume i propri 12 di vertice più i 14 francesi e, pur diversamente distribuiti, tutti i 12 team celtici. I posti che restano sono 2, presumibilmente in quella che era la Challenge Cup, presumibilmente italiani. Due e non quattro, il nostro rugby deve rivedersi, la pacchia è finita.

La drastica decisone anglo-francese è la prima evidente conseguenza di uno squilibrio nel rugby europeo che non si può far finta di non vedere, una situazione a cui ERC non ha saputo dare una risposta pur avendo tutti i titoli per farlo. L’Italia è in mezzo al guado, è la Nazione cresciuta meno rispetto alle aspettative, propone solo da un paio di anni team di medio livello in Heineken Cup ma continua ad iscrivere team inadeguati in Amlin Cup, in sintesi non è competitiva e, nel dare/avere di queste costose manifestazioni, la cosa pesa e non può più essere omessa.

Così com’era non andava ed ora tutto è deciso e la decisione l’ha presa chi poteva farlo, il rugby europeo cambia, la svolta ora è certa.

Vedremo come sarà ma, anche per il solo fatto che costringerà mezza Europa a riprogettarsi e l’Italia prima fra tutti, potrebbe essere una cosa molto positiva, se Francia ed Inghilterra non giocheranno “all’asso piglia tutto” potrebbe essere il primo passo verso la conquista di nuova visibilità e nuovi spazi nel continente e fuori, un primo tassello per la conquista del vertice mondiale nella eterna competizione con il Sud sempre vivace e “troppo” vincente.