Vale 270 milioni di euro o almeno questo è il budget complessivo che spendono ogni anno i team che vi partecipano, si sta parlando del TOP14, l’altisonante campionato di rugby francese, il gingillo della LNR, la più potente lega di club europea. Il più blasonato e, a mio avviso, più bel campionato, quello inglese,  la Aviva Premiership, rappresenta un costo per i suoi 12 team di “soli” 170 milioni, una media di 13 milioni di budget per ogni società mentre per i francesi la media è di 20 milioni.

La potenza francese gode di una innaturale solitudine nel panorama mondiale, nessuna altra federazione o campionato può veramente permettersi le palate di soldi che riesce a raccogliere il campionato francese ed alla fine, al di là di molte osservazioni già fatte altre volte, l’unica cosa che risulta al panorama ovale è la grande destabilizzazione all’intero sistema del rugby mondiale che le “capacità” francesi riescono a procurare.

In Galles la federazione e le 4 franchigie celtiche stanno varando un piano, sostanzialmente stanno stanziando grosse somme di denaro, per impedire la continua fuga dei propri talenti verso il campionato francese. In Sudafrica, dopo le ultime fughe dal Super XV verso il TOP14, si è riaperto il dibattito sulla non convocabilità in Nazionale dei giocatori che militino  in campionati stranieri, la stessa Heineken Cup è in pericolo. Nell’ultimo caso sono stati gli inglesi a sollevare il problema, a chiedere una coppa europea che limitasse Pro12 e paesi minori a favore dei maggiori (Inghilterra e …Francia) ma è l’appoggio francese che ha aperto la discussione ed ora che quelli della rosa non riescono a tenere il passo della ERC sono i francesi che stanno dettando l’agenda.

Il potere destabilizzante dei soldi francesi  e del TOP14, un campionato dove i maggiori team hanno sempre meno francesi fra le proprie fila, è una questione davvero pericolosa,  almeno per ora, ma questa osservazione non può certo basarsi su puerile invidia o ipotesi moraliste, il principio è altro.

Chi riesce a raccogliere fondi per il suo sport nel suo paese, a far crescere il suo rugby come quelli del TOP14 hanno fatto, chi riesce a costruire match e squadre solide ed interessanti e solo benemerito nel suo mondo sportivo, è stato, per dirla in sintesi, davvero bravo. I francesi sono stati bravissimi.

Il problema della potenza francese di fronte al mondo è semmai quello che questa non rappresenta un modello in esportazione nel mondo, non rappresenta una opportunità per chi la incontra, non rappresenta nemmeno  una guida, tanto meno tecnica, ma solo un impoverimento. I soldi francesi sono ad oggi serviti ai francesi solo per ingigantire se stessi a scapito degli altri.

I più evidenti effetti partoriti dal modello francese sono stati:  il riacutizzarsi dello scontro nord-sud, la chiusura di frontiere, in primis quella francese che non esporta più talenti o coach nei paesi vicini,  la messa in discussione di coppe e campionati e soprattutto delle regole di ingaggio nelle rispettive Nazionali, la diffusione in europa di un rugby dai toni troppo alti e troppo esasperati, dove il risultato prima che una soddisfazione è un costo, la messa in discussione di una “scuola francese” del rugby e quindi di uno dei modelli di gioco europeo a vantaggio di un “sudismo” un po’ scimmiottato.

Tutto questo senza si possa dire che  vedere una partita di TOP14 rappresenti una illuminazione, una visione celeste, un salto di qualità inarrivabile per gli altri, tutt’altro.

Nel mondo del rugby si gioca una partita importante per questi motivi, e per molti altri qui omessi, il “successo” francese non è un toccasana, insomma sono stati bravissimi, ma forse un po’ meno.