Quando escono i calendari di un campionato i dirigenti delle varie Società sportive si soffermano sulla cadenza favorevole o meno della programmazione stagionale ai fini del risultato finale, nel nostro rugby la cosa assume invece un profilo diverso, decisamente diverso.

Otto trasferte da due giorni su undici è un impegno oneroso. Non solo per noi ma per tutte le squadre di A/2, anzi, c’è perfino chi ha tutti impegni a lunga distanza“, è la prima dichiarazione di Fabio Beraldin, Presidente del Valsugana, raccolta da Simone Varroto per il Mattino di Padova dopo l’uscita un paio di giorni fa dei Calendari della Serie A. Continua Beraldin:”Avevamo previsto di dover fare sei trasferte lunghe ma per effetto di rinunce e ripescaggi la geografia del girone si è spostata verso sud. Questo per noi comporterà certamente un impegno economico maggiore“.

Impegno economico, ecco le parole magiche, le trasferte della Serie A sono al di sopra delle possibilità di molti e le rinunce e ripescaggi di Paese, Modena, Biella e Tarvisium sono state dettate principalmente proprio dalla insostenibilità economica del Campionato in questione.

La questione della trasferta “pesante” è un problema che da tempo ormai fa parte dei crucci dei dirigenti sportivi ovali ma non solo della Serie A, anche del Campionato di Eccellenza dove, abbattuta la rappresentanza del sud Italia, ci sono oggi tre squadre romane, quattro venete, due lombarde, una emiliana ed una toscana.

In Eccellenza allora, con la composizione appena vista, le trasferte lunghe sono molte e la sensibilità da parte dei club su questo tema è altrettanto alta al punto che, a suo tempo, alcuni club non erano contrari alla formula di campionato con due gironi da sei team  per la Eccellenza solo per poter provare a limitare questo costo.

Cercheremo di fare trasferte di un giorno, abbiamo molti lavoratori nel nostro gruppo…” Questa la dichiarazione rilasciata al Corriere dello Sport da Marco Orsini, D.T della Capitolina Roma, neopromossa in Eccellenza, perchè al problema dei costi c’è anche il problema del dilettantismo a cui la Eccellenza è votata suo malgrado.

Dove si lavora per la diffusione sul territorio della propria disciplina il problema del costo-trasferta è e sarà sempre un dato rilevante ma cercarre di attutirlo limitando la “crescita” significherebbe soffocare l’espansione del rugby. La cosa non ha senso ed ecco allora che ritorniamo al solito discorso, ovvero al necessario riposizionamento del movimento intorno al rugby di base e dei club.

Solo riposizionando il movimento in questo senso si può pensare di recuperare le risorse anche per le “trasferte lunghe” ma non chiedete due cose : di tagliare i campionati maggiori in zone geografiche o di invitare i club che non si possono permettere la serie superiore a non vincere il proprio campionato. Sono visioni delle sport a mio avviso non condivisibili, inattuabili, deleterie.