E’ lesa maestà dire che la meta che ha dato alla Scozia la meritata vittoria nell’ultima di questo tour italiano in Sudafrica è responsabilità precisa di un numero 8, Parisse, al quale avrebbe fatto tanto bene una dose di buona tribuna invece dei soliti ulteriori 80/minuti/80  in campo a disegnare l’ombra di se stesso?

Certo però il match finale con la Scozia meglio non poteva rappresentare questo fallimentare tour estivo della nostra Nazionale, una squadra fragile prima di tutto sotto il profilo comportamentale che non sotto quello tecnico che, obiettivamente, non si è proprio visto; con la Scozia è stata una partita giocata sul filo del “facciamocene una a testa”, un ping pong di mete facili, buchi difensivi e “placcaggi” leggerini che alla fine ha avuto come vincitore quello che ha deciso di fare sul serio un secondo prima dell’altro.  L’Italia, tecnicamente superiore nelle fasi statiche,  si affida al “palla avanti che poi vedremo” del solito Botes ed alla buona volontà di Masi e Furno, i migliori in campo fino all’arrivo di Zanni che detta legge anche se troppo tardi. Il resto è nebbia (Parisse, Giazzon, Venditti, Sgarbi e Barbieri) e poca motivazione.

Bell’esordio di Alberto Chillon e buona partita di Morisi, ottima quella di Leonardo Sarto e, detto questo, mi tolgo un sassolino dalla scarpa: cosa ha di meglio di molti ragazzi di Eccellenza l’ennesimo italo-argentino Leandro Cedaro? Fa il suo lavoro in campo e nulla di più, certo in un grigiore come quello del match con la Scozia è difficile emergere ma ad oggi i sospetti che stia li solo perchè gioca in Francia e non in Italia ci stanno tutti, chissà, magari no, staremo a vedere.

Missione fallita e tutti a casa è questo l’epilogo estivo di coach Brunel. Una situazione, quella Azzurra, che ricorda i tristi fermo immagine della tv di un tempo, gli “Intervallo” con pecore e pastore, con paesaggio bello si ma rigidamente in bianco e e nero. Per questa Italia niente equilibrio in campo, niente bel gioco, nessun progresso ed alcuni passi indietro, forse anche la consapevolezza che la Nazionale deve proprio cambiare impianto che questo è un pochino dimesso, le alternative ci sono ed è arrivato il tempo di giocarsele.

Nessun pianto e nessuna gioia ma un po’ preoccupati lo si è che se non ce la fa neanche un genietto come Brunel con la nostra Nazionale allora vuol dire che dobbiamo ripartire da un po’ più “indietro”. Le chiacchiere stanno a zero, per questo tour c’è stato talmente poco che ora rimane sconsolatamente veramente poco anche  da dire.