L’instancabile Sergio Parisse

C’è l’Italia che gioca in Sudafrica il tour estivo tutto interno al paese degli Springboks, la prima di oggi del nostro team, proprio con i padroni di casa, ha avuto un apprezzabile vantaggio: il fatto che gli appassionati di rugby potevano fin dalla mattina vedersi All Blacks -Francia o i British & Irish Lions e prendere con maggior filosofia la partita degli italiani. In questo senso tutto ha funzionato alla perfezione.

Ha ragione Brunel che in questi giorni ci avvertiva che “si impara giocando con i migliori” ed ha avuto ragione anche alla fine del match di oggi con i sudafricani quando ha segnalato ai suoi che le partite durano ottanta minuti, non uno di  meno.

Chissà se i coach dei galletti francesi e degli All Blacks nel loro post partita hanno detto le stesse cose ai loro ragazzi perchè la questione della durata della partita, in particolare di queste partite, sembra essere diventata una costante, un problema da risolvere per il nostro sport e, soprattutto, per lo spettacolo che uno si aspetta da questi test-match.

I neozelandesi se la cavano con i francesi, mettono in piedi un primo tempo di ghiaccio, entrambe le squadre deliziano gli spettatori  con scampoli di gioco davvero belli anche se alla velocità impressionante di alcuni spunti seguono a volte errori grossolani; tutto bello e poi nel secondo tempo, complici anche i cambi non sempre all’altezza della nomea di entrambe, il tutto si smonta, la Francia recupera al piede fino allo spunto finale degli uomini in nero che regolano la partita. L’orologio conta 80 minuti i giocatori in campo ma, giocati davvero, ovvero con potenza e spirito di autentica sfida, circa 40; sono squadre stanche, a tratti distratte, una saga degli errori ed il secondo tempo è protagonista per la sua quasi inutilità.

L’Italia invece regala il solito passo indietro e fa contenti quanti elucubrano sulla teoria che “queste non sono partite da vincere, la nostra partita è quella con Samoa”, affermazione da anti-rugby che fa venir voglia di alzarsi dal divano ed andare a fare la spesa che giusto in dispensa mi mancano le olive e la birra, quella rossa riserva che mi piace tanto. Gli italiani in campo paiono però abbracciare la teoria di cui sopra ed il primo tempo decidono di non giocare, complice anche un Sudafrica che nasconde la palla in maniera egregia, gli Azzurri si uniformano al gioco di quelli del posto subendo un passivo di venti a zero e restando i primi 20 minuti del match con percentuale di possesso pari a zero.

Strigliata inevitabile e dagli spogliatoi esce per il secondo tempo l’Italia con la disposizione di giocare a rugby e la questione per i sudafricani magari non si fa spinosa ma almeno regala loro qualche pensierino. La prima mezz’ora è tutta italiana e poi due folate Spingboks e le mete finali diventano 5 a 1.  Qui il secondo tempo esiste. In generale si vede una Italia bruttina che non impensierisce gli avversari e rimane di pochino sopra la media di una amichevole a porte chiuse. La prima linea recupera credibilità solo con l’ingresso di Giazzon e Castrogiovanni, in mediana Di Bernardo, davvero molto buono, fa ben vedere come si muove una apertura aggressiva e mai scontata, Gori alterna giocate rapide a movimenti lenti, davvero ottimo Morisi ed è una sicurezza ogni intervento di Furno. Migliore fra gli italiani è sicuramente Venditti. Fra i titoli di coda di una partita non bella vissuta da alcuni, anche in campo, “aspettando Samoa” scorre una domanda: Parisse sta in campo ottanta minuti pieni perchè lo ha ordinato il dottore a Brunel? Credo che il capitano, che da sempre molto in ogni match, abbia diritto ad un po’ di riposo ogni tanto perchè non è sempre al top e, purtroppo, la sua onnipresenza strategica sul campo condiziona non poco il risultato generale. Oggi era un giorno di quelli.

Il secondo tempo si dimostra ancora il protagonista di questi test-match, è nel secondo che accade finalmente almeno qualcosa se nel primo i due contendenti hanno sonnecchiato o il contrario, noia assoluta, se la partita se la sono giocata nel primo. Forse sarebbe il caso certi team si dessero una regolata su questo aspetto che anche ai test match vorremmo vedere partite “intere”. L’Italia una regolata se la deve dare forse per tutti gli ottanta minuti.

L’Italia deve forse capire che le partite sono tutte importanti altrimenti stiamo a casa da certi match e facciamoci prenotare solo incontri con Canada, Usa,  Romania  Fiji e Marocco. Inutile aspirare a giocare con i migliori per imparare, lo dice Brunel,  se si deve entrare in campo sconfitti o almeno senza la volontà di vincere, in teoria sono queste le partite in cui si da il massimo anche perchè se per caso ci scappa l’impresa quella va nella storia.  Con Samoa non è la stessa cosa e buon Secondo Tempo a tutti. 

3 Comments to: QUESTA VOLTA IL TEMPO PROTAGONISTA E’ IL SECONDO

  1. paolo pd 1

    giugno 9th, 2013

    1) Parisse era un uomo da lasciare in panchina perchè è in una condizione
    di stress fisico e mentale. Ha giocato iln Stade Francais tutte le partite
    di campionato con una inentistà inredibile, poi il Sei Nazioni e le partite
    Amlin cup. Non gli si può chiedere di essere sempre in forma… si vedeva con Sud Africa completamente fuori fase.

    2) e Bortolami!!!!!!!! . ringraziamolo per quanto ha fatto fino a qualche tempo fa ma lasciamolo a casa. C’era Furno che poteva essere impiegato subito

    3) E perche no utilizzare RiZZO.- Castrogiovanni , con tutto quanto gli dobbiamo, era meglio che stesse in pachina a recuperare gli stress del suo campionato e del Sei Nazioni e forse sta con la testa al contratto con il Tolone
    4) Mac Lean deve imparare a marcare il suo avversario ma anche placcare quando è il mmomento invece di fare confusione e lasciare il suo compagno che gli corre a fianco in estremo imbarazzo sul da fare. / vedi meta sud-Africa).

  2. M.

    giugno 10th, 2013

    CAro Nero, ti leggo sempre con piacere. Parli bene della prestazione di DI Bernardo ma a me è parso tra i peggiori. Al piede è stato molto deficitario, calciava corto, centrale, regalando autostrade e conseguenti mete. E anche alla mano in generale non è andato benissimo. Promuoverei la sua buona tenuta difensiva.

    • giugno 10th, 2013

      Ho letto diversi commenti non soddisfatti in giro che la pensano esattamente come te, io invece l’ho trovato due spanne sopra Orquera e forse mi è bastato, mi è piaciuto come cambiava soluzione e come affrontava la linea avversaria. Mah chissà, forse devo guardarlo meglio. Grazie della tua segnalazione