Mi ha colpito la scelta di Andrea Bacchetti, o almeno quella che si racconta come la sua scelta. La forte ala del Rovigo è da anni in odore di Pro12 e di un suo passaggio alle Zebre. Voci ed indiscrezioni di mercato danno invece Bacchetti come uno dei partecipanti al prossimo bando di gara delle Fiamme Oro ovvero del suo tentativo di accasarsi con il confermatissimo Pasquale Presutti. Il  bando di gare delle Fiamme però ti fa diventare anche un uomo della Polizia e sembra chiara allora la ricerca, da parte di Andrea Bacchetti, rodigino doc classe ’88, di un futuro oltre il rugby, di una prospettiva di vita seria, capace di lasciarlo nel suo sport ma anche di dargli la possibilità di guardare avanti. Mi ha colpito questa scelta, che arrivo ad augurargli sia vera, perchè poi in fondo è la piena adesione proprio ai tanti sbandierati valori del rugby, è una adesione piena al suo sport, fino in fondo.

Mi era piaciuto un anno fa quando il Petrarca aveva annunciato lo spostamento degli orari degli allenamenti per consentire ai suoi giovani di studiare o  di muoversi verso un lavoro, questa potenziale scelta di Andrea è molto simile a questa indicazione dei Neri padovani.  Sano realismo ovale.

Qualche settimana fa un dirigente di una Società di Eccellenza mi raccontava di cosa aveva proposto ad un fortissimo giocatore per farlo arrivare nel suo club: la opportunità di potersi cimentare   in un lavoro che a questo ragazzo piaceva tanto. “Vieni a giocare da noi che da queste parti potresti mettere insieme il tuo futuro” questa è la chiave. La cosa è nota in tutti i maggiori club italiani, abituati ad avere dei bravi rugbisti che vogliono giocare ma sanno anche guardare avanti, moltissimi club hanno avuto ed hanno ancora delle isole di “costruzione di futuro” extra-ovale che convincono i propri giocatori a rimanere nel club: opportunità professionali potenziali nella zona, la vicinanza con una prestigiosa Università, sistemazioni abitative a prezzi contenuti.

Tornando al Petrarca è interessante a questo punto ricordare un particolare della nascita nel 1947 della sua sezione del rugby, avvenuta per intuizione di Pino Bonaiti, Gastone Munaron e Lalo Santini.  I primi petrarchini doc furono infatti  i giocatori della Società Padova Rugby, in fase di scioglimento, che furono inizialmente ospitati, fu dato loro alloggio, nel Patronato dell’Antonianum, culla delle attività sportive petrarchine, ricordiamoci di che anni si sta parlando ed il parallelo con oggi viene immediatamente.

Resta il fatto che questo nostro sport  si deve cimentare con queste cose perchè è il modo vero che ha di dare futuro ai suoi ragazzi, questo dare un futuro ai suoi ragazzi è anche però la essenza del nostro sport. Questo saper guardare al futuro giocando a rugby e non giocare a rugby aspettando un futuro è  parte integrante dei valori del rugby, anche grazie a questo il nostro rugby continua a sfornare uomini prima ancora che semplici, dotatissimi, vincenti sportivi.