E’ inevitabile, la crisi morde le aspettative ed i portafogli di tanti, troppi, è chiaro che il rugby è uno dei primi sport a soffrirne, perchè è uno sport in ascesa, una macchina nuova che ha bisogno di investimenti per correre più forte, ovvero alla velocità che tutti si aspettano, e che fa invece i conti con questa realtà dura.

Il tema dei soldi è quello principale di cui si stanno occupando le società sportive e se molti giocatori e tecnici si preparano agli ultimi importanti scampoli dei loro campionati, i loro dirigenti e presidenti stanno facendo i conti per capire di cosa è fatto il futuro. Questo, se volete, è un modo diverso di leggere il “rugby mercato”, invece di guardare al giocatore che si sposta o al tecnico che se ne va, guardiamo al flusso finanziario che ci sta dietro, perchè la verità è che dalle nostre parti chi comanda è la cassa e non ci sono gioie per nessuno.

La Benetton, società di Pro12 ma anche molto avveduta e non benedetta dal budget interamente coperto dalla FIR come capita per le Zebre, ha già annunciato un taglio della rosa di 4 giocatori per passare da 42 a 38, quasi un 10% in meno ma in termini economici, facendo i tagli “giusti”, potrebbe essere molto di più. Per quanto riguarda il Campionato di Eccellenza la situazione, oggettivamente drammatica, rischia di scivolare ancora più in giù. Le nuove regole sugli stranieri, solo 4 in lista gara e due di questi under 24, portano di fatto una riduzione di costi alle Società, di solito gli stranieri sono quelli pagati o i più pagati, ma non è assolutamente detto che questa liberazione di risorse corrisponda a nuovi investimenti verso la squadra con macchine o attrezzature di allenamento, specialisti di skill da portare nel team,  investimenti per la crescita dei giovani, in moltissimi casi queste risorse verranno riassorbite con un conseguente taglio di budget o per il pagamento debiti pregressi.

Ecco allora che la tenuta dei propri budget operativi e la loro non compressione rappresenta una prima differenziazione fra team e team anche in termini sportivi, i soldi diventano importanti ma non si gioca più a chi ne ha di più ma a chi ne taglia di meno.

Arrivare allora nelle prime quattro in Eccellenza ha un sapore davvero amaro anche quest’anno; è piuttosto evidente che i risultati di molti dei team che vi hanno avuto accesso lo scorso anno anche nella prossima stagione non cambieranno e saranno desolanti e mortificanti, ricordiamo i 318 punti subiti da Rovigo contro i 67 punti fatti nel girone di qualificazione o i 341 subiti da Mogliano contro i 29 fatti, ma in verità l’accesso alla coppa europea serve solo ai club di Eccellenza per racimolare quelle molte  centinaia di migliaia di euro in più che arrivano di diritto alle squadre come contributo Fir/ERC: in verità poi quei soldi non servono a costruire una squadra competitiva per la Amlin Cup ma solo per il campionato italiano. In pratica questo contributo ha un uso improprio in termini reali e rappresenta il primo motivo del campionato a due o tre velocità di cui si è tanto parlato quest’anno.

Le cifre  di cui poi stiamo parlando sono ridicole rispetto al budget della Nazionale, cosa capovolta rispetto a molti sport di vertice, ma il problema economico rimane quindi centrale per la rinascita del rugby italiano di club e la prossima stagione si preannuncia ancora peggiore se non ci saranno degli interventi; per capire quanto grave sarà basti pensare che, un esempio per tutti, voci insistenti danno per non iscrivibile al prossimo campionato i Cavalieri, Società  al collasso economico ma che di qui a pochi giorni si giocherà niente meno che le semifinali scudetto.

Pare che qui sia il caso prendere una sonora decisione su chi si muove prima fra la Montagna ed il Profeta, i soldi arrivano se c’è visibilità e pubblico, il pubblico arriva se lo spettacolo è interessante, lo spettacolo è interessante se ci sono i soldi per investire su giocatori, attrezzature, tecnici  e marketing e, attenzione, non è un circolo vizioso irrisolvibile ma è una questione di scelte; bisogna fare una scelta davvero virtuosa per mettere in moto il rugby. I risultati verrebbero, sicuramente.

One Comment to: IL RUGBY AL COLLASSO ECONOMICO FRA FINTI VIRTUOSISMI E TRAGICA REALTA’

  1. Caroli Alessandro

    maggio 2nd, 2013

    Immaginarsi cosa succede in serie A… intanto si è già “pagata” una defezione, quella del San Gregorio Catania, mica gli ultimi arrivati, erano retrocessi dall’Eccellenza… Poi noi del Romagna giochiamo con un solo straniero, avendo chiuso il contratto con l’altro a Pasqua. E ci si chiedeva se era il caso di continuare o meno. Il fatto che riempiamo lo stadio, malgrado il campionato tutt’altro che trascendentale, è un motivo di fiducia, ma bisogna comunque avere un coraggio da leone.