La palma che veramente si è guadagnata ieri Rovigo non è solo quella del “cuore rossoblù” che, da queste parti è una certezza che non ha bisogno di conferme, ma sul fatto di essere un team di giovani; quello del “team più giovane” è un titolo ambito quest’anno in Eccellenza, qualcuno ha redatto anche delle statistiche per dimostrare di esserlo e quelli in cima alla classifica si arrabbiano se gli ricordi che sono i team di maggior “esperienza”. Rovigo batte invece  i primi in classifica, ovvero gioca il match clou della stagione, batte i  super-favoriti del Viadana, con 6 under 23 nel primo XV. Partita brutta come poche che si stabilizza sulla caccia all’uomo e trova Rovigo capace di arginare, pur decisamente ansimante, le sfuriate mantovane del secondo tempo.  Alla fine è un grande Bacchetti che trascina i suoi ed i rossoblù si rimettono un pochino in corsa per il quarto posto sperando una vittoria come questa non diventi appagante oltre misura.

Fanno fatica i Cavalieri a Roma con la Lazio che perde una occasione d’oro, tutto abbastanza come previsto a Calvisano, abbastanza perchè non era sicuro nemmeno il punto di bonus per i padovani mentre invece per poco ci scappava pure lì il colpaccio. Il Petrarca realizza una prova decisamente buona ma poi si arrende alla irruenza ed alla esperienza della mischia dei bresciani; i padovani prendono esattamente quel punticino che lascia Mogliano al quinto posto ma sanno una cosa, se vogliono arrivare quarti una partita con quelli dei piani alti la devono vincere, sperando che basti, i presupposti ci sono. Il campionato è ancora tutto aperto.

Una sfida dal sapore molto particolare si giocava però a San Donà, i biancocelesti contro i cremisi delle Fiamme Oroc’era per i poliziotti  la consapevolezza che con quelli del Piave non si vinceva  davvero mai, era il match clou fra le due contendenti della scorsa serie A, le due finaliste, aveva vinto San Donà, poi entrambe però neopromosse in Eccellenza.  Un bel match davvero, San Donà che ci prova e cozza contro la reattività dei romani ma che, ai primi affondi di questi ultimi, mostra una difesa traballante, Fiamme Oro superiore in mischia ed in genere nella fasi statiche e San Donà che gioca bene il punto di incontro ma che si schianta per tutto il match contro una difesa impressionante, solida ed ordinata, senza affanni. Il San Donà diventa così a tratti irriconoscibile, disorientato, in alcune fasi di gioco decisamente confuso e con troppi errori personali, gli errori di gioventù pesano più del solito. Le Fiamme Oro partono furenti e, raggiunto il risultato, si mettono ad aspettare l’avversario, giocano con poco movimento e sul mantenimento del possesso, puntano su una grande mischia, realizzano ottime  attività di disturbo sui raggruppamenti per conquistare calci da affidare al solito killer cremisi che porta il numero 9, mettono in crisi  per tutto il match la rimessa degli avversari.

Fra i biancocelesti esagera Flynn al quale non farebbe male ogni tanto avere un po’ più fiducia nei suoi compagni, molto buono in campo il solito Molitika, perno di tutto il gioco sandonatese, così come Brussolo e Florian; quando nel secondo tempo il Coach del team veneto mette in campo gli ottimi Bacchin e Zanet le cose cambiano e così , con la prima vera importante azione alla mano e l’abbandono del modulo unico sul numero 8,  il San Donà realizza una meta molto bella, è tardi però, le Fiamme sanno già da un bel po’ come portare a casa il match. Per le Fiamme puntuali Valcastelli e Massaro, davvero molto buono l’apporto di Canna, una certezza il solito Sutto e davvero monumentale Gianmarco Duca, classe ’91, pilone destro, romano, vero dominatore in campo.

Tutto il gioco cremisi però è orchestrato da un trevigiano, classe ’84, un Nicola Benetti davvero stupendo. Lucido, sereno anche nelle fasi più calde, vero fantasista nelle scelte di gioco, uno stile ed una precisione alla mano invidiabile, freddo al piede, veloce ed anche sfrontato quando serve, viene da chiedersi cosa potrebbe dare avesse una chance in più. Per uno come Nicola Benetti, tipico giocatore di Eccellenza, non si può che auspicare una porta “Azzurra“, c’è da tirarsi fuori delle soddisfazioni da uno così e forse può dare molto anche ai piu’ giovani.

Quando si vedono nel nostro campionato di Eccellenza giocatori come Benetti chi è messo alla prova non è il giocatore ma il selezionatore; siamo in attesa di vedere se fuori da Parma e Treviso c’è altro rugby? Ecco un esempio e  non sarebbe nemmeno l’unico.