In Federazione c’è una commissione che studia, sui media diverse teste che ogni tanto ne parlano, alcuni lo sventolano come spauracchio, altri come panacea, altri ancora come irreversibile condizione, il taglio del numero di squadre che partecipano al campionato di Eccellenza coinvolge tanti ed appassiona anche chi della Eccellenza spesso se ne fa un baffo e questo è gia un indizio.

Ci eravamo abituati ad essere in dieci, quei dieci erano Super ma quando due di questi si diressero verso i super campionati della europa celtica allora diventammo addirittura Eccellenza riprendendo peraltro una definizione di trent’anni prima. In principio era Lega, esattamente LIRE,  ora è tutto sotto il cappello FIR ma questo è un altro discorso che un po’ c’entra eccome ma è meglio lasciar stare e limitarsi a  fare la conta.

Il campionato italiano di rugby si gioca dalla stagione 1928-29, i partecipanti sono stati prevalentemente dodici o sedici, girone all’italiana nel primo caso con due retrocessioni e due gironi da otto con quattro retrocessioni nel secondo. La formula a dieci squadre con una retrocessione è figlia del Sei Nazioni, anni duemila, ma torna a dodici fortuitamente da quest’anno per il rientro dal Pro12 di Viadana avvolta nelle note vicende degli Aironi, rimane una sola retrocessione.

La formula del campionato è sempre stata vista come una delle pedine da muovere per il raggiungimento di precisi obiettivi politici per il movimento, spesso ci si è appellati al numero delle partecipanti nel massimo campionato per farne strumento di diffusione del nostro sport sul territorio altre per  la raccolta di vivai importanti altre ancora invece per la selezione di atleti, va da se che la scelta della formula va oltre l’algoritmo che la rappresenta ed è un indirizzo chiaro per il futuro.

Tornare a dieci squadre? Rimanere addirittura in otto? Tornare ai due gironi con play off e play out?  La cosa è, come si diceva, al vaglio di apposito gruppo di esperti ma, in un paese come l’Italia dove palesemente non c’è numero sufficiente di giocatori per due team di Pro12 e si vuole fare il terzo, una raccomandazione magari ci sta.

Il Campionato di Eccellenza è il “massimo campionato nazionale” e credo debba rimanere tale senza cedere alla tentazione che il suo “appeal” si trasferisca sulle isole britanniche, credo debba rappresentare chi il rugby lo fa e non chi lo racconta, essere basato sulla crescita di vivai sul territorio, coronarsi di campioni stranieri, sottolineo “campioni”, che ne aiutino la crescita e diano quel tocco di spettacolarità che non può mancare. Forse facendo così si potrebbe compiere un passo avanti anche se, a guardarci bene, si tratta di rifare quello che si faceva già qualche decennio fa. Corsi e ricorsi, rincorsi.