E’ il periodo giusto, gli allenatori italiani si muovono, visitano nuove realtà, ascoltano proposte, insomma quelli che sanno, o hanno deciso, che là dove sono il progetto è finito, si guardano in giro. Anche il nostro piccolo mondo incantato ovale  allora ha il suo Totoallenatori.

Polla Roux lascerà Rovigo, destinazione Lazio? Cavinato ha finito il lavoro a Calvisano, panchina Zebre per lui? Casellato non sarà a Mogliano il prossimo anno, una Under federale o magico ritorno a Rovigo? Mazzariol prenderà il posto dell’Umberto a Mogliano? A San Donà riescono a tenere proprio tutto fermo fermo?  Ongaro alle Zebre fa il team manager ma andrà davvero in Giappone per cercare il “master in mischia” con Eddie Jones? Troncon lascia il suolo patrio per fare esperienza con un team ProD2 in Francia? Filippo Frati lascia Prato? Chi sarà sulla panchina di Viadana il prossimo anno?

Non impazzisco per il totoallenatori, è una delle troppe cose che non sopportavo della pallatonda quando la seguivo con un minimo di assiduità, mi ricordo, ad esempio, quando  Giovanni Trapattoni lasciò la mia Fiorentina cooptato dalla Nazionale, per i tifosi fu una vera estorsione ma anche per i giocatori, l’ambiente perse serenità, il lavoro fu rovinato; insomma a me pare almeno strano che il “maestro” debba dire quattro mesi prima di finire la mission che sta cercando in casa del “nemico” se andarci o no, peggio ancora se l’alternativa è un posticino federale.  Insomma questo è un angolo del professionismo sportivo che non mi sta in tasca ma, lo ammetto, è puro infantilismo mio non c’entra nulla il sistema.

Gli allenatori che in questa stagione vanno in giro ad ascoltare, parlare, verificare, creano di fatto il Totoallenatori ovale; loro stanno di fatto solo cercando un lavoro, quelli del rugby infatti sono dei precari senza portafoglio, nel senso che, ovunque vadano, non trovano abbastanza moneta da permettersi il lusso l’anno successivo di stare fermi per un periodo a fare dell’altro, che ne so, la butto li, a fare formazione! E’ vero però che per molti di loro si parla di passione alla ennesima potenza, che proporgli di togliersi le scarpe con i tacchetti e di rinunciare alla mappa training della settimana si sentono male, che se gli manca l’adrenalina della partita fanno due giorni di malessere, resta però il fatto che l’idea di fermarli a turno, pagandoli, per formarsi non l’ho inventata io.

Così i nostri allenatori di Eccellenza girano cercando certo un nuovo posto di lavoro ma cercando anche una dimensione dove poter crescere, dove il loro esprimersi li faccia fare un passo avanti a livello formativo, è importante ogni particolare, ad esempio, accasarsi in un posto dove il collega che ti affiancherà o che affiancherai è capace di darti qualcosa di più in uno skill a te meno congeniale può avere un suo valore.

Gli allenatori della nostra Eccellenza sono,  la maggior parte di loro, giovani, gente che deve ancora dare moltissimo ed è così che, vedendoli scegliere la prossima destinazione si capisce anche la loro ambizione, il  lavoro personale che fanno su se stessi, si vede quanto credono nel proprio futuro e nelle proprie capacità. “Dimmi dove vai e ti dirò chi sei”, ecco una chiave di lettura del totoallenatori di casa nostra, se tutti questi cambi di panchina si cerca di guardarli anche da questa angolazione la cosa cambia decisamente aspetto.