di Umberto Casellato

Era il lontano 87-88  quando per la prima volta ho iniziato ad allenarmi con la prima squadra, avevo raggiunto il mio sogno, ero arrivato dai  pulcini , allora si chiamavano così gli under 8, alla prima squadra, ero arrivato a giocare con alcuni di quelli che vedevo la domenica e dei quali volevo ripeterne le gesta: Rossi, Trevisiol, Annibal, Dolfato, Bettarello, Collodo, Zorzi … !! Non avevo ancora 18 anni (una volta si poteva!) e mi aveva voluto Andrè Buonomo, tecnico francese che cambiò il modo di intendere la squadra e l’organizzazione del club. Era il primo passo di Treviso verso un rugby europeo e professionistico , ricordo le prime riunioni VIDEO, i pranzi pre-partita al rugby club, in pieno centro cittadino, perché si voleva sentissimo il calore della gente prima delle partite; una volta nella piazza principale c’era “l’università del rugby” li si facevano le formazioni, si commentavano le prestazioni dei giocatori e, se era il caso , in modo scherzoso venivano redarguiti. Buonomo voleva che tutta la squadra avesse la divisa uguale ed io ho ancora la prima giacca con il leone ricamato !!!

Erano gli anni dei primi negozi marchiati Benetton in Europa e nel Mondo, Buonomo ebbe il grande merito di coniugare la forza di un marchio ad un evento sportivo che potesse far crescere anche il marchio “TREVISO RUGBY” in Europa e nel mondo; iniziammo così nell’anno 87-88  ad inaugurare il negozio Benetton a Cardiff  e la squadra intanto giocò 2 partite una contro il  Neath che oggi in Swansea è nei club di riferimento degli Ospreys. Incontrammo all’aeroporto di Londra Craig Green, fresco vincitore della prima coppa del mondo, che esordì con noi proprio contro Neath e segnò una meta ai primi minuti di gioco, poi perdemmo, eravamo in pre-stagione ma loro avevano un ritmo sicuramente più alto e questo lo ricordo bene.

1987 – Stefano Bettarello

Quell’anno andò male, perdemmo a Roma la finale contro Rovigo, all’ultimo minuto, è ancora un’incubo. L’estate seguente volammo in Irlanda stesso”aggancio” altre 2 partite con 2 squadre di seconda fascia, vincemmo entrambi i match, ricordo che venne in spogliatoio anche il Sig. Luciano Benetton che era lì appunto per lavoro.  Ma la voglia di confrontarsi con le squadre francesi era un grande stimolo per Buonomo, allora riuscì, con  Amerino Zatta, allora non presidente ma il factotum  dei Benetton all’interno della squadra, con i due aerei privati dei Benetton, di mercoledì sera, a portarci a giocare nientemeno che nel campo dello Stade Toulosain. Era il periodo dei giovanissimi Ntamack , Cazalbou, ma anche degli internazionali Charvet, Dupuy, Marfaign, Rougè-Thomas e altri campionissimi, anche noi avevamo molti nazionali e due campioni del mondo Kirwan e Green. Tenemmo un tempo, ricordo perfettamente alcuni momenti del match: calciarono pochissime volte, fu un’inferno, 50-10 il risultato finale. Che bello quello stadio , gli spettatori, c’era il pienone, ma al tempo anche da noi il Monigo era pieno per il campionato italiano; portò fortuna ad entrambi, noi campioni in Italia, loro in Francia.

Dopo quella partita ho un ricordo particolare, che la domenica seguente perdemmo la partita di campionato , e Vittorio Munari , allora tecnico del Petrarca, da grande stratega e antagonista nostro in campionato, dichiarò alla stampa:“Che pensino  meno ad andare in giro per l’Europa e si concentrino di più  sul  campionato ….!!”, pensa il destino dello sport, adesso proprio Vittorio, chiaramente con Amerino, è  diventato l’immagine del Benetton Treviso che gioca alla pari in Europa contro tutti .

Il Treviso continuò  negli anni ad andare ovunque, Taipei , Argentina , ancora Inghilterra, e ospitare tutte le squadre  che passavano per Treviso , pochi lo sanno, ma giocammo anche contro gli All Blacks!!  Poi iniziò la prima Coppa europea sperimentale e iniziò la storia ufficiale e la costruzione di una credibilità europea importante.

Storia lunga quindi , partita 23 anni fa per la lungimiranza di un francese e lo stimolo a nuovi orizzonti  di Amerino e della famiglia Benetton. Certo ci sono state brutte imbarcate come  alcune sconfitte onorevoli ma anche tante vittorie; ma la cosa determinante è che si è costruita  la tradizione ovvero quel “giocatore invisibile” che alla lunga, anche nell’epoca del professionismo, magari non sembra ma fa sempre la differenza .