Philips è un gallese di 47 anni che, dopo anni di soli successi con il suo Neath nella prima divisione di casa sua,   ha trovato in Italia per se la sfida più dura ed importante del rugby italiano , il Pro12, quello degli Aironi. Solo lui sa veramente il perchè quella squadra ha alternato fasi assolutamente apatiche ad altre di palese progresso, il fatto è che la cosa si è chiusa, un cantiere a cui è stata tirata giù la serranda quando forse era arrivato davvero il momento di dire la verità. Rowland ha accettato allora di non cambiare stadio, lo Zaffanella gli piace, gli hanno dato in mano Viadana e sta in cima alla classifica. Non è un caso.  Ecco due battute con l’abbottonatissimo Rowland Philips. Una cosa la dico subito, il doppio tesseramento non trova ostacoli mentre sul fattore arbitrale Philips fa molto correttamente notare che….

Al centro : Rowland Philips

Stefano Franceschi: “Chiusa la ferita Aironi? Cosa resta?”

Rowland Philips:”E’ rimasta in parte una grande amarezza perché è stato soffocato un progetto che aveva espresso atleti di valore che oggi giocano all’estero e in nazionale. C’era ancora un importante margine di crescita, ma tutto questo è svanito. Penso però che qui a Viadana la ripartenza è stata voluta dalla gente e questo è un dettaglio neanche troppo piccolo che mi ha dato e continua a darmi grande entusiasmo.”

SF:“Viadana si candida a vincere lo scudetto, qual’è la formula segreta di questo bellissimo avvio di stagione?”

RP: “E’ prematuro stappare bottiglie di spumante se si esce dal contesto natalizio. Di certo i risultati sono positivi, ma non c’è nessuna formula magica, se non un roster di buon livello che mi dà grandi soddisfazioni sul profilo umano prima ancora che tecnico. Sapevo, prima di firmare che sarei ritornato in un posto dove il rugby è una priorità e questa è la miglior partenza auspicabile”.

SF:“Quale è la formazione che temi di più in questa  Eccellenza?”

RP:Ci sono squadre competitive in questo campionato; non vorrei sembrare retorico, ma la realtà ha dimostrato che i nostri più temibili avversari siamo noi stessi”.

SF:“Gli arbitri, stai guardando il metodo ed il focus degli arbitri in questa Eccellenza, hai visto il Pro12, quali sono le differenze più importanti?”

RP:Credo che sia solo una questione di esperienza, di abitudine ad arbitrare partite con grande pressione. Vedere arbitri italiani in campo internazionale aiuta la loro crescita. Personalmente auspicherei una maggiore collaborazione con i giudici di linea”.

SF:”Cosa ne pensi della questione del doppio tesseramento?”

RP:Gli atleti devono giocare, dunque aumentare le possibilità non solo in Celtic League, ma anche nelle altre categorie, è senz’altro una soluzione positiva”.