Filippo Frati Coach dei Cavalieri

Finalista nella scorsa stagione ed in vetta alla classifica anche quest’anno i Cavalieri Prato non mollano  la presa ed il loro coach, il nocetano Filippo Frati, non è certo il tipo disposto a concedere il punto. Personaggio vero del nostro rugby Frati ha risposto a  qualche domanda  sul progetto Cavalieri Prato e su alcune questioni ovali spinose.

Stefano Franceschi : Prato ancora  fra i magnifici quattro dell’Eccellenza, in passato è mancato sempre un qualcosa per completare l’opera. Cosa ha quest’anno Prato di diverso dagli scorsi anni che le permetterebbe finalmente di  vincere il Campionato?” 
Filippo Frati: “Rispetto all’anno scorso abbiamo cambiato tanto, 14 giocatori nuovi, ci siamo ringiovaniti e abbiamo allargato la rosa da 33 a 36 giocatori. Abbiamo un reparto di    avanti molto più solido ed equilibrato, non ci sono 8 titolari ma abbiamo diverse soluzioni da utilizzare in base all’avversario e alle condizioni climatiche. Il reparto dei trequarti invece è stato rivoluzionato, per scelte che hanno tenuto conto in primis del budget, poi per scelte tecniche e infine scelte personali dei giocatori, non fanno più parte della rosa Wakarua, Chiesa, Bocchino, Murgier, Callori e Von Grumbkow, giocatori forti ed esperti, abituati a giocare ad alto livello. Abbiamo deciso, io e Andrea (Nota del Nero: De Rossi) di puntare su giocatori giovani e motivati che crediamo nel giro di 2/3 anni ci daranno grandi soddisfazioni. La vera scommessa riguarda il mediano di apertura, nella quale abbiamo 2 giovanissimi Della Rossa (’93), Ragusi (’92) e poi Vezzosi. Vezzosi è quello che sta giocando di più, complice un infortunio a Della Rossa, è comunque il giocatore che ci da maggiore consistenza nel ruolo, forse anche il tipo di gioco che facciamo esalta le sue qualità tecniche di corsa e passaggio. Rispetto all’anno scorso abbiamo meno stelle ma tanta più fame e voglia di arrivare,  saremo un po’ meno belli da vedere ma molto più concreti. Si è  formato un gruppo di amici che lavora bene insieme, non so se vinceremo il campionato, la cosa sicura è che non lasceremo nulla di intentato per farlo”
SF : “Questa Eccellenza sta mettendo in campo molti giovani, l’età media si è abbassata, si gioca più veloce e si sbaglia forse qualcosa di più nei fondamentali . Qual’ è. secondo Filippo Frati, la vera vocazione di questo  Campionato?”
FF :”La vocazione delle squadre di Eccellenza dovrebbe essere quella di formare il  maggior numero di giocatori per la Celtic prima e di conseguenza per la Nazionale poi, per me è stato motivo di orgoglio quest’anno avere contribuito alla rosa delle Zebre con Chiesa, Belardo e Cazzola, come sono stato orgloglioso l’anno prima di  Iannone, Trevisan, Romano e Ferrarini passati da Noceto a Treviso e Aironi.  Guardiamo le nazioni più evolute in cui le strutture dei campionati sono simili alla nostra, Irlanda, Scozia, Galles, la stessa nuova Zelanda e il Sud Africa, ci sono i Club, le Provincie/Regioni e la nazionale (nell’emisfero Sud tra regioni e nazionale hanno un ulteriore step, le franchigie di Super XV) La grande differenza tra noi e loro è nella formazione dei giocatori, la stragrande maggioranza dei giocatori che arrivano a livello seniores negli altri paesi lo fanno con un bagaglio tecnico, culturale e fisico decisamente migliore dei nostri giocatori. In Eccellenza dobbiamo lavorare tantissimo sui fondamentali più elementari, cosa che inevitabilmente si ripercuote sul livello e il tipo di gioco proposto nel nostro campionato.”
SF Favorevole al doppio tesseramento dei giocatori?
FF :”Sono favorevole nella maniera più assoluta,  i nostri campionati sono strutturati in maniera simile a quelli delle nazioni più evolute, con questa modifica del doppio tesseramento sarebbero praticamente uguali. Sarebbe anche una dimostrazione di umiltà nel volere imparare dai migliori ed anche l’opportunità da parte dei club di dimostrare di volere lavorare tutti nell’interesse del nostro sport, senza fare troppo i conti su chi gioca con chi e quando. Per i numeri di giocatori che abbiamo non possiamo permetterci di tenere circa 40 fra i nostri migliori giocatori (20 per franchigia) a riposo ogni settimana, molti dei quali raggiungono un minutaggio a fine stagione assolutamente inadeguato alla crescita del giocatore”.
SF Le tre fasi della nuova chiamata per le mischie hanno risolto il problema?
FF :”Direi che è presto per giudicare, è stata comunque a mio parere una scelta sensata, non tanto per  la riduzione dei tempi da 3 a 4 ma per la riduzione delle lettere dell’ultima parola (ENGAGE-SET, INGAGGIO-VIA), in precedenza si giocava su questa lunghezza della parola dando l’impressione di anticipare il comando, ora non è più possibile”.
SF Frati ci teneva a giocare il match coi Crociati a Noceto perchè c’è un buon campo, perchè ci tiene alla sua terra o perchè crede che certi “gesti d’onore” facciano ancora bene al rugby ?
FF :”Per tutti questi motivi, ricordo che a Prato al momento giocano 8 ex giocatori del Noceto, e circa 20 giocatori dei Crociati sono di Noceto, quindi era soprattutto per loro che speravo di giocare la partita al “Nando Capra”. L’11 novembre inoltre è San Martino, patrono di Noceto, ci sarebbero state tutte le premesse per riempire lo stadio, diciamo che anche a livello di marketing non è stata una mossa intelligente. Giovannelli ha motivato il tutto con il progetto Terra Ovale, progetto che ammiro e che mi piace tantissimo, ma con 11 partite casalinghe da giocare proprio con Prato vai a giocare a Colorno? La scelta di Colorno ai fini del terreno di gioco non sarebbe stata assolutamente un problema, il Maini è un bellissimo campo, regolare con un manto erboso perfetto e con tribune, il problema è stata la scelta di giocare su un campo in sintetico, corto, stretto e senza tribune.  Bene hanno fatto i Crociati a chiedere in FIR l’autorizzazione per disputare la partita in un simile contesto, probabilmente temevano sia la nostra mischia chiusa che il gioco dei nostri trequarti , male però ha fatto la FIR ad autorizzare con deroghe per larghezza, lunghezza, aree di meta e assenza di tribune, lo svolgimento di una gara del massimo campionato nazionale di rugby su un impianto inadeguato. Anziché risolvere il problema del pubblico in questo modo lo si inasprisce.”

Il Campionato di Eccellenza visto come la vera base di formazione della Nazionale,  la necessaria insistenza sui fondamentali, l’impossibilità di far crescere giocatori di Alto Livello senza farli giocare, pensateci su, il futuro del nostro rugby comincia  in Eccellenza.