Anna Dente 

Andrea datti pazienza io chi fosse Anna Dente proprio non lo sapevo, la mia proverbiale attenzione alla tavola imbandita non lo darebbe a vedere ma colei mi era sconosciuta. Mi sono visto la foto di questa signora dal sorriso simpaticissimo e la forchetta di Parisse e Bergamasco in aria e mi sono reso conto che detenevo un buco di conoscenza. Ho verificato: Anna Dente, quella della Osteria di San Cesario a Zagarolo, una istituzione dei “rigatoli co li broccoli e zazzicchie”, delle “animelle e diggiuna d’abbacchio” svojature, timballi, scolati e via così. Poi, sempre tu Andrea, mi hai raccontato che Anna Dente sarà una delle protagoniste delle attività collaterali di Italia v Nuova Zelanda del prossimo 17 novembre, sarà lei che cucinerà per gli ospiti illustri nella nuova hospitality dello Stadio Olimpico, pranzo tipicamente romano con annesso spettacolo di show-cooking. Ebbene Andrea sappi che non mi sono chiesto cosa avesse a che fare tutto questo con il rugby, non mi sono rigirato neanche una volta sulla sedia, ho capito, apprezzato. Ci sono tanti modi di fare “media”, di fare crescere un ambiente come quello del rugby che ha bisogno di visibilità: ci sono le dichiarazioni altisonanti, le proclamazioni di gran volontà, i pianti anticipati o i sorrisi forzati ma questo di Anna Dente, questo pasta-style è un buon modo. Il rugby non aspira per forza a palcoscenici meravigliosamente importanti, la genuinità di un piatto tipico fatto come si deve è un buon messaggio, decisamente mirato e di sicuro effetto. Tutti hanno notato nel processo comunicativo di questi Test Match, tralasciando il poco felice ma anche  innocuo “giochiamocela”, una inclinazione ad entrare di più fra la gente; anche i flash mob fiorentini, forse tardivi, sono una indicazione in questo senso. Molto bello.Una cosa però ancora va fatta, uno sforzo in più. Proprio in questi giorni il Presidente della FIR ha dichiarato che  i settantamila dell’Olimpico non si sono poi mai più riversati sui campi di perifieria, sugli spalti della Eccellenza  e via così e che da loro bisogna tornare. Va bene quindi il “pasta-style”, la corsa fra la gente che non sa dell’ovale, la rincorsa all’acquisto del  biglietto dal non-rugbista. Servirà un giorno però che , se si vuole che quella gente che passerà un pomeriggio di Novembre fra l’Olimpico o il Franchi torni all’ovale magari in Eccellenza o in altra categoria come spettatore o come  sponsor,  l’iniziativa passi fra la Eccellenza o altra categoria e non sopra. La prossima volta in mezzo alla gente portiamoci tutto il movimento. 

 
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