Quade Peter Richie
C’è fermento nell’altro emisfero, a noi che stiamo quassù pare che laggiù tutto sia bello, guardiamo un po’ di Rugby Championship e ci incantiamo, invece ci sono segnali diversi. Il sistema scricchiola li nel sud  e basterebbe la storia dei Southern Kings, franchigia sudafricana nata per entrare nel mitico Super XV e tutt’ora in attesa di un posto, franchigia che rimbalza fra ricche elargizioni economiche e l’attesa che una delle selezioni che militano attualmente nel prestigioso campionato del Sud decida per il suicidio. Quella dei Southern però, si dirà, è solo questione politica, allora spostiamo il tiro guardiamo allora alle persone, ai giocatori, diamo a loro il termometro del Sud. Ecco tre storie recenti, magari piccole così ma sufficienti per fare una riflessione.
L’australiano Quade Cooper ha lasciato tecnicamente a desiderare ultimamente, le sue scelte in campo sono state discutibili, nel Rugby Championship a tratti inguardabile; i maligni dicono sia per questo se negli ultimi tempi  si è lasciato andare a dichiarazioni hard, l’ultima di questi giorni “Amo il rugby ma c’è troppa merda intorno ai giocatori che coinvolge l’intera organizzazione“. Cosa accade mai intorno ai giocatori di rugby li al sud?
Dalla Nuova Zelanda Richie Mc Caw, mito All Blacks, ha dichiarato sempre in questi giorni di ritirarsi per sei mesi, gli servono sei mesi per ricaricare le pile, gli servono sei mesi per rifiatare, tranquillizzarsi e prepararsi alla sua ultima sfida: i Mondiali del 2015. Non sarà in campo da dicembre di quest’anno. Il rugby è uno sport duro ma viene il dubbio sia più duro del previsto entrare in campo da quelle parti. Il calo di Richie pare infatti sia prima di tutto psicologico, ecco la necessità di un recupero con un fermo totale della attività.
Peter de Villiers è l’ex coach  del Sudafrica, adesso guarda la scena ma, recentemente, ha emesso un giudizio tanto duro quanto doloroso forse prima di tutto per lui ma anche per tutto il Sudafrica: gli Springbooks sono solo una squadra di bianchi. Ha detto Peter “Sono le piccole cose che mi preoccupano. Dobbiamo capire in che Paese viviamo. E in questo momento stiamo mettendo la gente di colore contro di noi, costruendo una squadra bianca. Nessuno ne parla, ma io devo farlo… La realtà è che parlando con la gente, questa non ama più questo Sud Africa”. Perchè il rugby in Sudafrica conta eccome, ha significati anche diversi, forse troppi, non è indifferente chi e come si gioca, il rugby è maledettamente importante.
Quade, Richie e Peter tre facce diverse di una difficoltà, la difficoltà di fare rugby da quelle parti, la difficoltà di continuare ad interpretare un gioco che è vissuto fino in fondo, da tutti, dove giocare a rugby per qualcuno è difficilissimo ma è paradossalmente la sorte che tocca ai più bravi.
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