Il 15 settembre ci sono le elezioni federali, gli incontri dei candidati con le Società si consumano nel caldo di agosto ed a molti salta all’occhio la stupidità di aver deciso, per una appuntamento così importante, una data così vicina alle vacanze estive, data che, di fatto, impedisce un ampio confronto e sembra quasi auspicare un voto per consorteria o per raccomandazione più che per raccolta di idee e progetti. Beh, se questa fosse stata davvero l’intenzione di qualcuno in molti stanno cercando di vanificarla ma fra tutti spicca la sensazionale posizione presa dal Valsugana Rugby. Quelli del “Valsu”, così amano chiamare la loro Società, non si sono fermati alle apparenze e, in pieno agosto, hanno elaborato una serie di “considerazioni” , così le hanno titolate loro ma trattasi in verità di un vero elaborato progetto fatto di idee e proposte, sul futuro del rugby italico. Dettagliato le loro idee le hanno diffuse, a mezzo web, ai candidati ed a tutto il movimento dicendo chiaramente “noi voteremo per chi si avvicina a questo”. Il loro documento propone di fatto la ricostruzione delle infrastrutture di base del movimento, dalla riqualificazione e responsabilizzazione dei Comitati Regionali alla distribuzione sul territorio delle risorse della FIR, dalla centralizzazione nei club della attività sportiva fino alla radicalizzazione del rapporto FIR-Club nel controllo/sviluppo/gestione della formazione delle giovani leve e della formazione dei formatori. Quelli del Valsu però vanno fino in fondo e, in poche righe, fanno pulsare l’intero cuore del movimento ovale quando parlano di Minirugby, quando ricordano e chiedono l’introduzione nelle scuole del Touch o propongono che il Seven (disciplina Olimpica) cresca dentro il movimento ovale fin dalle categorie Under 13. Ci sono però due passaggi che non mi va di sintetizzare, il primo chiede di “lasciare ai club la formazione degli atleti fino all’Under 17 con rispramio di costi ed evitando di escludere dai progetti federali i giocatori che, per varie ragioni, non entrano nelle attuali Accademie“, il secondo chiede di ” organizzare scambi tecnici con realtà europee di alto livello favorendo la parteciapazione di tecnici dei club, oltre a quelli federali“. Parole sante! 
Il Valsugana pensa e propone un “movimento ovale aperto”, che guarda dal campetto fino alla Nation europea, che non dimentica le sue radici fin dal Minirugby, un progetto arioso, che abbatte gli steccati e si centra con il suo territorio, riporta quest’ultimo ad essere protagonista del suo sport affidando alla FIR il ruolo del  coordinatore e facilitatore  non solo politico ma anche e soprattutto tecnico.
Questo documento dimostra due cose, la prima è risaputa: il Valsugana Rugby da tempo persegue un suo progetto complesso e di qualità, ha idee chiare su cosa vuole dal suo sport e come lo vuole,  non  a caso è diventato il primo club padovano. La seconda è più recondita e dimostra che, a guardarci dentro, il movimento ha bisogno di parlare con se stesso ed è capacissimo di farlo, non è più tempo di decisioni prese solo dall’alto, di giochetti politici  e di continui sotterfugi, di campanili e di campane, è tempo di occuparsi del rugby, punto e basta. Bel colpo Valsu. 
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