Niente da fare , non cambia la geografia italiana del rugby, ci provano le divagazioni pubblicitarie, le ubicazioni del Sei Nazioni e dei Test Match della Nazionale, ci provano i Consiglieri Federali ed i candidati Presidenti FIR, sia quelli da sempre senza un programma sia quelli che un programma lo hanno scritto, però niente da fare, non cambia. E’ tempo di verdetti, quelli che vengono dal campo, tempo di bilanci  per tutti i team delle nostre categorie ovali ed è in questo  che il rugby e la geografia hanno un certo rapporto consolidato da tempo e che, anche quest’anno, non cambia. 
Sappiamo da tempo che dalla Eccellenza, sul campo, è retrocessa quest’anno una squadra del Sud, il San Gregorio Catania, ma chi arriva in Eccellenza? Lo sapremo la settimana prossima, le sfidanti sono le Fiamme Oro, che potrebbe essere la seconda romana in Eccellenza, o il San Donà, che sarebbe la quarta veneta in Eccellenza. Ma chi retrocede dalla A quest’anno e chi dalla B viene in A?
Milano retrocede compatta ed è l’unico segno di compattezza che ha dato il rugby nella capitale lombarda in questi anni, esaurita dopo lenta agonia la propulsione della Amatori, Asr e Grande Milano  in un colpo solo retrocedono contemporaneamnte in serie B! Le altre due retrocesse in  B  sono del Centro e Sud Italia : Livorno e Gladiatori Sanniti.  Geograficamente ancor più indicativo il tabellino delle promosse dalla B alla A: due venete e due emiliane!! Arrivano in A il Terme Euganee Cus Padova ed il Rangers Rugby Vicenza insieme a Rugby Colorno e Amatori Parma.
Fra tutti però è imperdonabile solo Milano, altro che All Blacks a San Siro! A Milano non manca nulla per affermarsi, manca forse solo quel pizzico di grano salis che non si trova da nessuna parte, tanto meno a  buon mercato. Sarebbe ora se ne dotassero.  Forse non è un caso che in Veneto ci sia una Benetton Rugby in buona forma mentre nella facoltosa Lombardia non siano stati in piedi gli Aironi. Non se la prendano gli amici lombardi, è solo realismo non campanilismo.
Anche a me piacerebbe moltissimo il rugby avesse una maggiore espansione, si allargasse di più sul territorio, avesse maggior impatto di quello che attualmente ha in certe regioni, ma c’è evidentemente una profonda differenza fra il rugby chicchierato e quello giocato, una profonda differenza fra costruire passioni e  fortune sportive su un vivaio di mille o di cento ragazzi. Ogni volta che lo stupidone di turno cerca di prescindere da questa “geografia” ne rimane irrimediabilmente scottato e, peggio ancora, arriva il campo a smentirlo. Forse per far crescre il rugby laddove questo è ancora fragile bisogna partire da dove è forte, mettere a fattore comune esperienze, indirizzare là i vivai numericamente validi (o almeno quello che rimane dalla voracità delle Accademie), le soluzioni aritificiali non reggono….il campo.
Il rugby vive ed è forte dove si è appassionati di lui, anche in Inghilterra o in Sudafrica è tanto più in Francia il rugby ha una sua geografia, è assolutamente normale per il nostro sport. Per questo, accanto ad un progetto di espansione del rugby, ci vuole un progetto valido anche per il consolidamento dei territori forti. Pensateci.
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