Così il primo logo degli Aironi, fu poi cambiato perché
apparteneva già ad una società di informatica

Sulla questione della uscita degli Aironi 1 e 2 dal Pro12 si devono forse ancora scrivere le pagine peggiori ma, nel disastro mediatico, nella nebbia fitta e nella incertezza totale in cui abitualmente la FIR infila ogni sua decisione almeno  una certezza pare comunque emerga al di sopra di ogni giudizio e pregiudizio : il nostro rugby non regge la vetrina che gli è stata imposta dai suoi massimi dirigenti. La vicenda della caduta degli Aironi non ne è un sintomo ma una evidenza bruciante ed è solo la punta dell’iceberg. Alcuni potranno dire che è questione di crisi economica e forse qualcosina c’azzecca ma la verità pare essere più complessa. Dietro il fallimento Aironi ci sono molte “verità” ed una grande bugia. Gli Aironi erano un  team con i soldi contati, esposto a soci (i parmigiani) che sono usciti il giorno dopo aver firmato, con un pubblico che numericamente non ha mai sfondato, una organizzazione magari solida che poggiava però su basi di argilla ovvero le basi poste dalla federazione, risultati sportivi meno che mediocri con capitali spesi sullo stesso fronte ingentissimi. Andiamo avanti? Una copertura mediatica inesistente, una capacità di reale aggregazione e di avvicinamento di “nuovi soggetti” e “nuovi capitali”  molto bassa nonostante un panorama di collegamenti con società “fiancheggiatrici” abbastanza vasto. Come è possibile accada questo nell’Italia ovale dei 70.000 dell’Olimpico? Aironi era sinonimo di “franchigia”, l’unica franchigia di alto livello in Italia, un esperimento che doveva funzionare, che non era possibile fallisse nell’Italia dei 70.000 dell’Olimpico. Già, perchè se veramente il nostro rugby è quello degli sponsor scintillanti e dei soldini travolgenti della Nazionale, dei 70.000 dell’Olimpico, se il nostro rugby è davvero quello degli spot in tv e della enfasi federale  nei grandi eventi perchè mai gli Aironi hanno fatto crack? Come è possibile la FIR non sia riuscita a salvare la faccia insieme, in qualche modo, alla sorte degli Aironi?

C’è un buco nel nostro rugby ed anche nella testa dei suoi massimi dirigenti,  il buco che passa dai 4/5 milioni di budget che deve avere il team di Pro12 ed i 600.000 euro annui che prova a cavar fuori un club di Eccellenza. Lì in mezzo c’è un buco, li in mezzo c’è una grande bugia, una bugia che non è bastata a riempire il vuoto, un vuoto che è più facile leggere in cifre ma in verità è fatto di mancanza di teste pensanti. Questo vuoto ha preso a calci un imprenditore impegnato nel rugby, Melegari, e prende tutti i giorni a calci un altro gruppo imprenditoriale in Veneto. Sulla questioni Aironi ognuno ha le sue colpe, si vedranno, ad oggi basti dire che il raccontino della gioiosa macchina da guerra del rugby è solo una amara bugia.
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