Antonio Raimondi è qualcuno, è la voce di Sky tv che con Vittorio Munari commenta il miglior rugby, lo fa bene, tanto che se una cosa la fa lui ha un seguito immediato, ricambiato da un approccio, il suo, competente. 
Antonio Raimondi ha aperto una pagina su facebook che parla di rugby, non di rugby di casa nostra ma di rugby del sud del mondo:”Matti per il Super Rugby“.  Certo uno che segue il rugby ai massimi livelli mica può occuparsi di altro rugby: Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, sono questi gli orizzonti. Alcuni, fra questi blogger e giornalisti, hanno allora moltiplicato i loro sforzi a favore di questo campionato dell’emisfero sud incentivati dal diretto coinvolgimento da social-network di uno come l’Antonio. Cosa sarebbe accaduto se Antonio Raimondi avesse aperto una pagina facebook sul campionato italiano di Eccellenza?  Mi piace chiedermelo e mi piace chiederlo a lui.  Il nostro campionato di Eccellenza, ovvero il nostro rugby, è quello che è, certamente tutto questo coinvolgimento della Nazionale ovale con l’alto livello mondiale rende la cosa ancora più evidente, i match dei due team di Pro12 per ora hanno il solo effetto di allontanare la Eccellenza dalla crescita e soprattutto dalla visibilità.  I nostri migliori specialisti non si occupano della Eccellenza, forse se lo facessero qualcuno li guarderebbe come “meno specialisti”? Forse il nostro rugby è  senza speranza e se tutto il pubblico emigrasse su una partita del Super Rugby allora si che si divertirebbe? Ecco, questo lo pensano in molti. Come dargli torto? Si sa che hanno ragione per quanto riguarda la qualità, io stesso non bevo vini australiani e sudafricani che i nostri sono decisamente migliori. Si sa però anche che uno sport non cresce se il suo pubblico, i suoi migliori critici,  le sue voci più competenti hanno la testa girata dall’altra parte dell’Europa o del Mondo.
Abbiamo spesso molto da dire o chiedere alla FIR su cosa deve fare per far crescere il rugby in Italia ma forse qualcosa dobbiamo chiederlo anche a noi stessi.  Il rugby italiano, quello “Made in Italy”  è il campionato  di Eccellenza, che piaccia o no, saltarlo a piè pari non serve a nessuno e farlo provoca, nel medio periodo, anche la diminuzione di coloro che si possono mettere a seguire il Super Rugby.  A meno che non si pensi che il rugby in Italia sia e debba essere solo pubblico televisivo e sponsor per Azzurri e celtici, allora in questo caso Eccellenza e Serie A possiamo chiuderle subito che sono soldi buttati via. 
So che è impossibile  essere “Matti per l’Eccellenza” mentre è bello, ma anche scontato, esserlo per il Super Rugby ma se voci competenti, appassionate, vive ed ascoltate come quelle di Antonio parlassero di più di rugby italiano un passo avanti sarebbe già fatto. 
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