La misura di un successo è anche l’interesse che questo suscita negli altri.  E’ così che risulta più evidente il successo indiscutibile che sta riscuotendo la formula Benetton Treviso
Il nuovo metro con cui misurare la riuscita del lavoro biancoverde coincide anche con una nuova fase del nostro ingresso in Celtic League/ Pro12: l’incontro/scontro con il rugby-mercato
Andiamo al sodo. La formula Benetton è piaciuta e con lei ne sono emersi i valori che hanno determinato il suo affermarsi : staff e giocatori. Ecco allora che importanti team sudafricani ed europei hanno fatto le prime avances al tecnico dei trevigiani Franco Smith ed al suo staff cercando di portarlo presso altri lidi. Cosa identica per molti giocatori,  Zanni pare sia corteggiato da mezza Europa, sirene suonano per Ghiraldini, Barbieri e Tommy Benvenuti. Siamo solo all’inizio. 
I due team italiani, la Benetton fra questi due, sono approdati nel Pro12 sostanzialmente per far crescere il rugby della penisola e, per questo motivo, il primo obiettivo che dovevano portare a conclusione era far rientrare i molti italiani che giocavano in campionati oltre confine. Anche per questo motivo parte dello stipendio di questi giocatori è corrisposto dalla FIR che ha propugnato questa attività anche in chiave di Nazionale italiana. Aggiungo che il nuovo CT azzurro, il francese Brunel, nei suoi interventi ha fatto spesso menzione del valore che rappresenta per i “nazionali” giocare insieme nei due team di Pro12. 
Se quanto sopra è sempre vero allora è assurdo che i nostri italiani adesso facciano la strada inversa e tornino a giocare in Premiership, TOP14 o in altre squadre dello stesso Pro12, così come è assurdo che un Franco Smith non debba far parte del patrimonio del rugby italiano. E’ assurdo secondo la logica del nostro ingresso in Pro12 e della volontà di crescita del nostro rugby ma è corretto e normale in termini sportivi e per mille altri principi che non sto neanche qui ad elencare tanto sono palesi. Che fare allora? Come si potrà resistere al capiente fascino in euro di team con budget  di molto superiori ai già eccezionali budget, per l’Italia rugbistica, di Benetton ed Aironi? Potremmo dire ad un Tommaso Benvenuti che non deve andare a Leicester ? A Zanni che non deve andare a Perpignan?  Se diciamo “no” gli stessi soldi investiti dalla FIR diventano utili alla federazione francese o inglese o al Pro12 e non al movimento rugbistico italiano ma se diciamo “si”, bhe va da se che la cosa è antistorica (il protezionismo ha sempre dato frutti marci). L’altra ipotesi che mi viene in mente non la scrivo tanto mi pare assurda.
Meglio FIR e Benetton si siedano intorno ad un tavolo a parlarne, i due non possono permettersi di litigare oltre, hanno in mano il rugby di tutti noi, ne abbiano rispetto.